lions and pancakes

Maramao perché sei morto?

5 Luglio, 2009 · Lascia un Commento

Le foto di Elena sul mercato di Trento mi strappano sospiri di nostalgia. Quando vivevo a Pordenone, il mercoledì e il sabato mattina avevo il mercato letteralmente dietro casa, in Piazza della Motta (che sarebbe Mota, ma tutti dicono Motta). Frutta e verdura, formaggi, polli vivi, fiori freschi. Cassette su cassette di insalatina da taglio – rucola, valeriana, soncino, insalatina. Una volta a settimana, dei fiori – anemoni e ranuncoli e fresie, a volte tulipani. Gialli, rosa, fucsia, viola.

ROSA CARAMELO

Gli anemoni mi fanno sempre pensare a un racconto che avevo da bambina, Rosaconfetto di Adela Turin.

C’era una volta, nel paese degli elefanti, una tribù in cui le piccole elefantesse erano costrette a nutrirsi esclusivamente di fiori rosa per avere gli occhi brillanti e la pelle morbida come le loro mamme. Per incoraggiarle, venivano loro infilati calzini rosa, un elegante colletto e un fiocco anch’essi di colore rosa. Esse guardavano incantate i loro fratelli e cugini tutti grigi giocare e rotolarsi nell’erba e nel fango. Nonostante gli anemoni e le peonie, Pasqualina proprio non riusciva ad assumere il colorito roseo delle altre elefantesse. Il colore grigio del suo manto preoccupava molto i genitori, che si chiedevano chi l’avrebbe mai chiesta in moglie.

rosabc5

Naturalmente Pasqualina riesce ad ottenere la libertà per se stessa e per le sue compagne (smettono di mangiare i fiori e ritornano tutte grigie, e non le si può più distinguere dagli elefantini – almeno credo che questa fosse la fine, il libro è da mia madre a Roma e non posso controllare).

Di Adela Turin è molto bello pure La vera storia dei bonobo con gli occhiali.

bonobos

Dove le bonobe, stufe dei bonobi pigri e scioccamente istruiti, prima cercano di fare quel che fanno loro (imparano l’inglese, si mettono gli occhiali), poi, li mandano a quel paese e se ne vanno tutte nel bosco a fare quello che veramente le rendeva felici. I bonobi dovettero cercarsi il cibo, ed alcuni, sembra, chiesero alle bonobe poter stare con loro, nel boschetto, e condividere insieme quella vita così piacevole.bonobos2

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Nocturama 2009

4 Luglio, 2009 · 1 Commento

L’anno scorso, grazie a loro, ho conosciuto Lonely Drifter Karen (che ancora ascolto e faccio ascoltare) e Tender Forever.

Quest’anno tornano ad organizzare la programmazione di luglio del Nocturama, ed ho grandi speranze.

Nocturama

I concerti sono ogni mercoledì e gioved di luglio in uno dei cortili del CAAC (Centro Andaluz de Arte Contemporáneo), all’aperto.

Ci si può sedere sull’erba, prendere una birra o un panino alla barra vicina, stendersi e guardare le stelle mentre si ascolta la musica. Oppure sedersi sui muretti, o stare in piedi nella parte centrale se proprio siamo dei grandi fan. Se il concerto ci annoia possiamo visitare la mostra Prohibido el cante, fotografia e flamenco (bella, la raccomando proprio).

C’è chi va anche con i bambini, noi l’anno scorso ci portammo un sacco a pelo, dove León e Linus potevano stendersi e addormentarsi (decibel permettendo).

Musica + notte + erba + mostra. Siviglia non è così male in estate.

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in sottofondo si sentono i grilli

28 Giugno, 2009 · 3 Commenti

michelle shocked texas campfire tapes

Ho preso la patente due mesi fa, e ho un po’ di tempo da recuperare.

Autostrada – check. Benzinaio – check. Parcheggio in batteria – check. Coda in autostrada al ritorno dal mare – check. Guidare col braccio sinistro appoggiato al finestrino – check. Cantare e battere le mani sul volante – check. Cercare parcheggio per venti minuti – check. Farsi aiutare a parcheggiare da un maschio alfa – check. Scegliere la musica “perché va bene per la macchina” – check.

Stamattina ho accompagnato Misha e i suoi figli alla stazione delle corriere di Huelva, e al ritorno mi sono goduta i 20 minuti di autostrada ascoltando a tutto volume le Texas Campfire Tapes di Michelle Shocked. E siccome in venti minuti non riuscivo ad ascoltarlo tutto, ho allungato la strada del ritorno passando per le pinete.

Potrei fare un po’ la storia di Michelle Shocked, ma la verità è che dopo il suo secondo album (Short Sharp Shocked, del 1988) ho smesso di ascoltarla – a parte qualche canzone dal disco più folk che ha fatto, Arkansas Traveler. Non vuol dire che non valga la pena ascoltarla, che non sia brava: ma per me, quel primo disco vale oro.

Cercando in giro la storia delle Texas Campfire Tapes, trovo un commento su Amazon che dice esattamente quel che ho appena scritto:
“Like so many other artists (see Tracy Chapman), Michelle Shocked’s early music is consistently impressive, and consequently eclipses her more recent work. That’s not to say her recent albums are rubbish – it’s just that ‘The Texas campfire tapes’ and ‘Short sharp shocked’ were so so good.” (Ben Elliss)

L’ho scoperta intorno al 1988, anno più anno meno; me l’ha fatta conoscere Andrea [Fisico #1] o gliel’ho fatta conoscere io, poco importa. Ricordo l’estate ascoltando queste canzoni acustiche che più acustiche non si può. La storia infatti è che nel 1986 Michelle Shocked avesse partecipato al Kerrville Folk Festival in Texas; Pete Lawrence, un giornalista inglese, gironzolando per i prati, la sentì suonare e le chiese di poterla registrare. Con un Walkman Sony.

(Poi tornò in Inghilterra e pubblicò il disco, sembra senza dirle niente. Michelle Shocked non riconobbe il disco, ma prese l’occasione al balzo e approfittò la fama che le era arrivata dall’Europa per cominciare la sua carriera discografica.)

Voglio dire, un walkman. A pile. Questo disco è stato registrato su una cassetta, un nastro (e nemmeno aveva le batterie cariche, per cui pare che l’abbia registrato un po’ lento, e all’ascoltarlo poi si sentiva più veloce). Un incubo per gli audiofili, ma che meraviglia di disco. In sottofondo si sentono i grilli, il vociare di gente che passa, e a volte il rumore dei tir dall’autostrada vicina.

(Dopo anni di rifiuto ufficiale, Michelle Shocked ottenne la versione originale delle registrazioni, senza tagli, la ascoltò aggiustando la velocità, le piacque – chiaro! – e ripubblicò il disco, intero, chiamandolo The Texas Campfire Takes. Qui tutta la storia).

Non è facile da trovare in rete, né da scaricare, né sui vari blip o spotify (che comunque ancora non si sente in Italia), e su last.fm si vede solo qualche informazione.  Cioè, farvela ascoltare, impossibile. Per dare un’idea, su YouTube ho trovato la mia canzone preferita (tra le preferite), The Ballad of Patch Eye and Meg suonata decentemente da qualcun altro.

Da Short Sharp Shocked, invece, la bellissima Anchorage, che a me ancora mi fa tremare quando la sento.

I grilli, ma vi rendete conto?

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Comidademama a Siviglia /Punta Umbría

24 Giugno, 2009 · 4 Commenti

versión española

Sono di nuovo sulla terrazza dell’appartamento di Carlos a Punta Umbría. La terrazza è enorme, ombreggiata, con vista sulla Ría (e sul polo petrolchimico di Huelva, che però ha un suo fascino). Siamo stati fortunati, quest’anno: cercavamo dove fare delle vacanze a costo quasi zero, e questo amico ci ha offerto casa sua fino a fine mese. E invece di venire oggi per la prima volta, la abbiamo inaugurata dieci giorni fa con Elena, her wise, e Martitita.

feriagambachirla

Siamo stati così fortunati da coincidere con la Feria de la Gamba y de la Chirla. Installata sotto casa, in un grande capannone decorato da gigantesche sculture di spiedini di gamberi e olive in papier mâche.collage puntaumbria 2

Gli spettacoli serali sono stati un po’ problematici – kermesse di cantanti locali, con basi preregistrate e ballerine scosciate, o di una folclórica che cambiava di vestiti ogni tre canzoni. Volume alle stelle, e prima delle 2 non finivano. Per resistere, abbiamo dovuto andare giù di vino bianco di Huelva, fresco fresco, procurato da Elena nelle sue scorribande in uno dei banchetti della Feria (perché si sa, Lei Non Parla Con Nessuno). Ospiti non male, questi, se andavano via zitte zitte tre bottiglie (oltre alla birra di aperitivo) ogni sera.

Intorno alla Feria però c’era tutto un business di bancarelle affini. Uscendo da casa si passava sempre accanto a questo banchetto che aveva solo camarones, bocas (chele di granchio), granchi e gambas blancas.collage puntaumbria 1.jphLa gamba blanca, un gambero piccolo e saporito, viene pescata proprio su queste coste. Ne abbiamo comprato un po’ al mercato del pesce, 8 euro al kilo. Li ha preparati Elena in padella, ed erano buonissimi così, semplici. Li abbiamo sgranocchiati un po’ senza pensarci – in bocca avevamo ancora il ricordo del tonno rosso fatto alla tataki da Juan. Tonno rosso, sì, quello che non si dovrebbe mangiare perché sovrasfruttato. Era così bello, rosso e brillante al mercato; e solo 18 euro al kilo. Non ne mangio quasi durante l’anno, per una volta che lo trovo così bello, e molto locale, che devo fare? Per equilibrare la bilancia, abbiamo preso pure una ventina di sarde da fare alla brace.

collage puntaumbria 3

Il signore del banchetto era divertito dal servizio fotografico che gli stavamo facendo, e ripeteva: “Stasera ci sarà di più, stasera!”. Il cartoccetto di camarones poi non l’abbiamo preso, accidenti. I camarones, minuscoli gamberetti, grandi come un’unghia, si mangiano a manciate, tutti interi, come fossero noccioline. Sanno di mare, il guscio scricchiola un po’ in bocca, e a volte ti ritrovi pezzi di baffi tra i denti. E poi vuoi mettere, la soddisfazione di inghiottire un animale intero? Io ogni volta mi sento Polifemo.

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cinque progetti

20 Giugno, 2009 · 10 Commenti

versión española

Dopo dodici anni di residenza in Spagna, decido che magari sarebbe anche bello scrivere in spagnolo, se no come faccio ad ammorbare tutte le persone che conosco qua?

Il vecchio progetto di urban blog e quello ancor più vecchio di un sito di recensioni di negozi e ristoranti potrebbero fondersi. Elena mi sprona, ci sto pensando con un amico, vedremo.

Passeggiando per Siviglia racconto a Elena della piazza del Salvador, delle strade dove ci sono solo negozi di vestiti da sposa, dei nuovi arredi urbani che hanno creato polemica; lei dice che dovrei scrivere di queste cose – io penso che sono là sotto gli occhi di tutti (i sivigliani, certo) e non capisco perché qualcuno vorrebbe leggere queste cose. È vero però che quando lei parla del mercato di Trento, io la leggo tutta felice. Vedremo.

Su friendfeed sento parlare tanto di GGD (Girl Geek Dinners) e mi chiedo perché a Siviglia non ci sia. “Fallo tu”, dice Michele. Sono andata al Twittsev a conoscer gente, poi anche a Iniciador, ho conosciuto un po’ di tipe interessanti, se ne riparla in autunno. Vedremo.

Panepanna, il forno dei miei sogni, è il progetto più paralizzato – è anche quello che richiede soldi e una bella ripensata. Le idee si accumulano, molte rimangono come punti forti. Prima o poi. Vedremo.

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Auguri Comida!

2 Giugno, 2009 · 15 Commenti

Domenica scorsa ComidaDeMama ha compiuto 6 anni. Nel più classico stile comidesco, qua la festeggiamo in ritardo, due giorni dopo.

Linus impacchettato

Provo a scrivere cosa rappresenta ComidaDeMama per me. È uno dei primi blog che ho letto, non ricordo come ci sono arrivata. Era il 2004, mi ero da poco trasferita da Madrid a Siviglia, stressata, con un bambino piccolo, una città nuova e una vita da rifare. Bazzicavo i momblog, gli ormoni mi possedevano ancora e facevo fatica a vedere al di là delle pappe e dell’asilo di León.

Trovare Comida è stata una spinta, un barlume di luce; vedevo una donna intelligente che stava in una situazione simile alla mia, ma molto più interessante -Amsterdam, mica pizza e fichi (cit.)! Ancora pubblicava poche foto, ma ogni post era uno spunto. Scriveva di cose che conoscevo e apprezzavo, come la storia della talpa che avevo scoperto anni prima in Irlanda; c’erano buffe affinità (la Stefi!), e vere e proprie scoperte (una per tutte, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, mai le sarò abbastanza grata).

Pian piano sono arrivate le foto, belle. I post, più lunghi e complessi. E questo girare per il mondo – le vacanze in Giappone, il ritorno a Trento, l’anno a Boston – che me la fa immaginare con una valigia sempre mezzo aperta. Per non parlare di quando descrive pure il bidet (a Tokyo, a Rhode Island, a New York).

margherite di stresa

Con lei ho conosciuto molti blog di cucina (così sui due piedi, ricordo Chocolate & Zucchini, Un tocco di zenzero, Anice e Cannella, Cuoche dell’altro mondo, La cucina di Calycanthus), e ho preso spunti e idee che mi hanno portata a dove sono adesso.

Mi è sempre sembrata una “grande”, una tipa da sbattersi per terra (cit.), un mito creato (cit.), e quando abbiamo cominciato a parlare per chat e twitter mi sono sentita terribilmente onorata. Sul serio. Ed è così brava, gentile, disponibile, e umile, che viene voglia di subissarla di regali e frasi belle, perché se le merita. Tutte.

Se continuo così vado sul sentimentale (di più?) e mi vengono i lucciconi. Oggi ho ripassato tutti i post (tutti) (sí, tutti). Questi sono quelli che mi hanno colpito, per una ragione o per l’altra.

Le margherite di Stresa – facili e ad effetto, una delle prime cose che mi consigliò di fare. Da lei poi ho preso pure il No-Knead Bread, che mi ha portato a voler fare la panettiera.

nokneadbread

I bambini impacchettati. Questo post mi ha colpito così tanto, che per oltre un anno è stato tra i miei bookmark, e quando è nato Linus l’abbiamo legato come un salame usando il libro Babygami come spunto. La foto su in alto, è Linus a cinque giorni.

Le cose che fa con Marta, che piacciono anche a me (e magari anche a León e Linus): le feste di altri paesi – Diwali, Purim-, Azur et Asmar, i buffet per i compleanni con gli amici, i numeri e le parole delle altre lingue.

Tanti auguri, Comida. Che bello che ci sei.

POST IN PROGRESS:

E siccome una delle cose belle che fa è proprio far conoscere le persone, ho chiesto ad altre di festeggiarla tutte insieme. Mi sembra molto bello che la prima a farlo sia stata proprio pm10, che conosco dal 1998 su it.hobby.cucina, e che ho poi del tutto casualmente ritrovato nel mondo dei blog, e su friendfeed, e… manca solo incontrarsi, effettivamente. Ai festeggiamenti si è aggiunta pure Alex di Cuoche dell’altro mondo, preparando i Kanelbullar – cioè, come mettere insieme due miti personali, ComidaDeMama e Tessa Kiros! E qua ci sono gli auguri di Sandra di Un Tocco di Zenzero, di Elisabetta di panemiele, di Burro, latte e…, Romì di Bonasorte.

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A casa con la tendinite 2 / alla Feria

27 Maggio, 2009 · 14 Commenti

Quando sono andata dalla dottoressa perché mi faceva male il piede, la prima cosa che mi ha chiesto è stata:

“Sei stata molto alla Feria?”

collage feria 1

Avrei potuto mentire e dire – Chi, io? Giammai! -Invece sì ero stata, proprio quel venerdì che zoppicavo.

Mi sono venuti a prendere alla Taberna e in taxi ci siamo diretti lì. Gia vicino ai ponti si vedevano i trajes de flamenca, il vestito tipico che ogni sivigliana (e andalusa?) ha nell’armadio. Oltre il fiume, aumentavano le carrozze con i cavalli vestiti a festa.

Durante il giorno si può andare alla Feria a cavallo (in sella o con la carrozza); le carrozze però devono essere ben tenute, e i cavalli pettinati e ingioiellati: con le criniere intrecciate, o le palline colorate, o i campanellini. Non ho una passione per i cavalli, ma durante la Feria rimango spesso imbambolata sul marciapiede vedendo queste magnifiche bestie che passano per strada.

Sì, perché se vuoi andare alla Feria in carrozza, ti vengono a prendere sotto casa, per cui durante quella settimana per tutta la città si vedono le carrozze che vanno a prendere o portano alla Feria gruppi di amici e colleghi.

collage feria 2Credo che sia normale avere almeno due vestiti. Costano abbastanza (minimo sui 200 euro), e ad ognuno biosgna aggiungere tutti gli accessori: il mantoncillo (lo scialle), la spilla che lo chiude, la peineta, il fiore, orecchini, collana e braccialetti.

Quando si avvicina l’epoca della Feria, al Corte Inglés spunta la sezione apposta, di cui purtroppo non ho foto, perché appena ti vedono tirar fuori la macchina fotografica ti cacciano via. È un proliferare di colori brillanti, melamina, combinazioni eccessive e kitsch. Però poi sono così belle le donne vestite così; ci sono tagli diversi per potersi adattare a tutti i corpi, e poter risaltare i tuoi pregi e nascondere i tuoi difetti.

Se vai col traje de flamenca, non ti porti la borsetta. Prendi con te il minimo imprescindibile – le chiavi di casa, qualche soldo, il cellulare – e lo metti nella tasca che si nasconde in uno dei volanti della gonna.

collage feria 3

Il taxi ci ha lasciato a qualche metro (diceva lui, sivigliano: esagerato come tutti i sivigliani, in realtà erano almeno 800!) dalla portada, il grande arco di legno – decorato con i colori tipici di Siviglia e con tante lampadine – effimero. Ogni anno ha un disegno diverso, anche se lo stile rimane sempre quello. Il lunedì della settimana della Feria, a mezzanotte, c’è l’alumbrado: si accendono tutte le luci della Feria, prima quelle della portada, poi via via quelle delle strade e delle casetas.

Qua si può vedere l’alumbrado di quest’anno, qui e qui alcuni degli anni precedenti.

collage feria 4

Durante il giorno, diciamo prima delle 6, alla Feria si va a mangiare, bere e visitare gli amici. Se si è di Siviglia quasi sicuramente si ha posto in una caseta privata, o hai una sorella, una cugina, o una zia che ce l’ha e ti invita. Se no, puoi andare in una caseta pública, che però, come ti diranno tutti, no es lo mismo.

Si beve manzanilla o fino (varietà di vino di Jerez, conosciuto pure come sherry, da non confondere con quello che beveva Miss Marple) freddissimi, c’è chi lo mescola con la Sprite e lo chiama rebujito, se no una cañita sta sempre bene. Ogni caseta ha il suo bar ristorante, e credo si mangino più o meno le cose tradizionali: tortilla de patatas, pesce fritto, peperoni (fritti), formaggio, prosciutto, croquetas, su ordinazione del riso, cose così.

Verso sera si spostano le sedie e i tavoli, e si mette la musica (le casetas grandi e ricche hanno il loro gruppo musicale, le altre uno stereo). Le mie foto vengono male, per cui per avere un’idea di come si balli la sevillana, meglio vedere questi video. In questo si vede una caseta (e le altre accanto) dall’esterno; come vedete, le donne vanno con i trajes de flamenca, gli uomini in giacca e cravatta e i capelli con la brillantina.

Io? Non ballo. Vivo qui da 12 anni, ogni anno trovo una scusa per non imparare. Ma l’anno prossimo, oh sì, l’anno prossimo!

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Mi dò una mossa

24 Maggio, 2009 · 6 Commenti

20090510 049

Arriverà la seconda parte della mia convalescenza dalla tendinite. E le nuove idee. E le foto. E ricette. Ho bisogno di una spinta – comincio io, adesso.

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A casa con la tendinite 1 / alla Taberna del Alabardero

12 Maggio, 2009 · 4 Commenti

È stato prendere la patente, il lunedì della Feria, e dopo due giorni ho cominciato a zoppicare.

Alla Taberna del Alabardero

Il primo giorno ho resistito – era venerdì di Feria, Linus e mia madre venivano a trovarmi alla Taberna e dovevo assolutamente essere lì. Ero anche d’accordo con i professori per potermi portare la Canon e fare foto:

Collage Alabardero 1Come vedete, usiamo solo materiale high-tech: pentole elettriche senza controllo della temperatura, e ciotole di acciaio di ogni tipo e dimensione.  Non è una critica, anzi: da quando sono lì ho visto come non sia necessario avere lo stampo perfetto o la ciotolina moderna. La tecnologia aiuta molto, ma certe cose sono superflue.

collage alabardero 2La graziosa mano è di Begoña, che sta preparando le quenelle di cioccolato per decorare una torta tiramisú. In basso, un dettaglio della Kenwood mentre monta la panna: mettiamo della pellicola per non schizzare intorno. Nell’altra foto si vede come anche in una cucina professionale ci sia a volte un gran casino! Antonio, pasticcere del ristorante, viene spesso giù da noi a preparare le sue cose, visto che su non hanno appena spazio. Questa è la parte di noi di pasticceria che si dedica a elaborare torte e a preparare tutto quel che non sia di bistrot. Poi ognuno si cerca il posto dove può, ma in principio così è la separazione.

collage alabardero 3

Nella foto in alto a sinistra si vede la dispensa (ma tutte le noci, le farine, e gli zuccheri sono in altri armadi). Subito sotto c’è l’impastatrice grande, e accanto la Kenwood. Il congelatore è diviso in quattro zone, sempre strapiene e incasinate – ogni settimana o due si fa ordine, ma poi si rincasina di nuovo. Ogni ripiano (nella foto in basso a destra) tiene due teglie standard (60 x 40 centimetri) in profondità. Nella foto in basso a sinistra, una torta tiramisù che non hanno ancora finito di decorare.

collage alabardero 4Della pasta kataifi fritta in olio aromatizzato alla vaniglia e semi di papavero. La parte della cucina per noi di pasticceria dove si preparano i piatti del bistrot: in basso a sinistra i frigoriferi, a destra i forni. Un dettaglio dei forni – a sinistra quello normale (in alto c’è l’essiccatoio e in basso la fermentatrice). E infine, una delle ‘finestre’ dell’obrador, dove si mettono tutti gli ordini per fuori – incarichi di torte, catering, eccetera.

(continua con A casa con la tendinite 2 / alla Feria)

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il giorno in cui ruppi 60 uova (pan di Spagna)

28 Aprile, 2009 · 6 Commenti

O giù di lì – vediamo un po’, faccio i conti: 32 per la mousse di cioccolato della torta Guadalquivir; 45 per il pan di Spagna e 16 per la crema pasticcera della San Marcos. Novantatre! E 48 separando tuorli e albumi.
Cose che succedono, quando finisce l’uovo in cartone e bisogna fare la produzione settimanale di torte.
Oggi ho fatto tutto in dosi pantagrueliche.
La mousse di cioccolato aveva 4 litri di panna, 2 chili di cioccolato, 32 uova e un chilo e mezzo di zucchero. Per mescolarla (prima gli albumi montati con i tuorli montati, poi il cioccolato, infine la panna) ho usato la mano, anzi l’avambraccio destro: non c’è altro modo per incorporare elementi montati senza che smontino, e arrivare agli angolini del recipiente. Molti degli uomini che lavorano in pasticceria si depilano gli avambracci, adesso sai perché!
Il pan di Spagna (che qua non si chiama pan di Spagna, ovvio: è un bizcocho genovés, dal nome francese, genoise. Sembra la storiella dell’insalata russa…), dicevo il pan di Spagna aveva 45 uova, quasi un chilo di zucchero e uno e mezzo di farina. Ne sono venute fuori cinque placche 60 x 40.
In confronto la crema pasticcera era piccina picció, una bazzeccola, solo due litri di latte, 16 tuorli e quasi 300 g di zucchero. Non usano la farina, nella loro ricetta canonica, ma polvo crema, che non è altro che maizena aromatizzata alla vaniglia. Ne viene fuori una crema pasticcera molto soda, per me troppo, è quasi gelatinosa. Anche di sapore, non mi convinceva – ma mi assicuravano che è proprio così che si fa.

Del pan di Spagna parlo la prossima volta, e pure della mia patente.

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